sabato 25 agosto 2007

La teoria del gelato alla fragola - parte 1



Soggetto: X FilesPersonaggi: Mulder, Scully, Skinner, Margaret ScullyIntro: tra loro qualosa è cambiato ...Tipo: sentimentaleRatings: PGNote: prima fanfic scrita in assoluto. risale al 2000 (un po' vecchiotta, eh?). Non l'ho praticamente modificata da allora. Presenza di un errore eclatante: Scully non ha la doccia, ma la vasca. Oddio, può sempre aver rifatto il bagno dopo la visita di Tooms, ma ...Per praticità ho diviso la ff in due parti, dato che in una sola entry non ci stava :Ppubblicata anche su: Lalla&Lup fanfic Archive1.Semplicemente c'era qualcosa che non andava. Mulder se n'era accorto un giorno quando Scully si era rifiutata di accettare che lui le cedesse il passo, tenendole la porta. -No, grazie Mulder, prima tu-. Lui l'aveva guardata per un attimo, chiedendosi cosa fosse a rendere il suo sguardo così duro e imbarazzato insieme, poi l'aveva ascoltata, ed era entrato per primo nella stanza. Continuava a pensarci, ora che stava seduto su quel divanetto, in attesa che il vice direttore lo ricevesse.No, non ci stava solo pensando, si stava arrovellando il cervello, anche se non riusciva veramente a ... ma non era questo il punto: il punto era che Scully si stava allontanando da lui, rapidamente.-Agente Mulder, venga-. Skinner era molto serio, ma lo stesso Mulder avvertiva quella sensazione, la stessa che si percepisce quando si sta per affrontare una ramanzina perché tuo padre ti ha sorpreso con il naso si "quei" giornali trovati sotto il suo materasso. Skinner era imbarazzato, mortalmente. l'agente si sedette davanti alla scrivania, mentre il vice direttore prendeva distrattamente una penna dal portamatite e iniziava a giocherellarci senza apparentemente rendersene conto.-Agente Mulder, sono stato a guardare per cinque anni e quello che ho visto mi è piaciuto. In venti anni di carriera all'FBI ho difficilmente incontrato una coppia di agenti affiatata come lei e Scully. Ero sicuro che qualsiasi caso avreste affrontato, sareste riusciti a sbrogliare la matassa insieme. Ora ho qualche dubbio-. Per Mulder fu una mattonata nello stomaco: -l'agente Scully le ha detto qualcosa?-; era ansioso, era questo il termine giusto. Erano entrambi ansiosi? Nelle ultime quattro settimane aveva avuto i nervi a fior di pelle, pronto a scattare come una molla: sussultava ogni volta che li apriva la porta del suo ufficio, sussultava quando lei esalava un sospiro, gli si fermava il cuore quando entrambi rimanevano in silenzio per più di due minuti, sentiva il respiro di lei regolare e si vergognava di essere così sulle spine. Come un figlio colpevole con la madre. Si sentiva, in definitiva, spogliato della sua sicurezza.-No, non ho ancora parlato con lei-. "Ancora": ciò vuol dire che aveva intenzione di farlo, forse oggi, forse adesso. Forse lei stava ora attraversando il corridoio, mettendo un piede davanti all'altro, con i capelli che dondolano e le accarezzano le spalle e il collo, con lo sguardo diritto davanti a sé, sicura, una sicurezza che lo aveva sempre stimolato, ma che ora lo spaventava. Sentiva la pelle d'oca che gli increspava i peli delle braccia e delle gambe al solo pensiero ...Bussarono alla porta; Mulder ebbe un sussulto. -Avanti!-, aveva risposto Skinner, fingendo di non notare il volto di Mulder che era diventato improvvisamente cereo. Scully entrò salutando e si sedette accanto al collega. Mulder si girò a guardarla il tempo necessario per salutarla, si era rigirato nella sedia alla ricerca di una posizione più comoda; aveva persino accavallato le gambe, per sembrare disinvolto; ma il suo viso rimaneva pallido e gli occhi enormi e pieni di panico. Skinner non capiva cosa realmente stesse accadendo, e fu sul punto di congedarli entrambi, ma ormai li aveva invitati e doveva dire loro quello che era necessario dire.-Mi sta a cuore di ogni agente sotto la mia responsabilità-. Skinner misurava le parole, parole che aveva ripetuto nella sua testa per tutta la mattinata che ora gli sembravano pesanti come macigni e amare come un frutto acerbo sulla lingua. Per la prima volta dopo cinque anni, aveva per i suoi due agenti più capaci (ma erano molto più di questo) parole di sconforto e delusione. Non era la prima volta che li chiamava per dar loro la periodica tirata d'orecchie: era già accaduto in passato di doverli richiamare all'ordine, un appuntamento fisso, a cui i due agenti sembravano essersi abituati e che non sconvolgevano nessuna delle due parti (lui da un lato, loro dall'altro) più di tanto. Ma oggi era diverso: questa volta, in quelle parole, c'era molto del suo. Era molto preoccupato per come le cose si stavano mettendo: dalla cattura di Van Blunght non avevano più affrontato un caso vero, qualcosa che partisse da loro, con una uscita di Mulder, una delle sue teorie che ormai erano diventate il suo pane quotidiano, e su cui Skinner ogni tanto, la mattina, arrivando in ufficio, fantasticava e sorrideva tra sé, per lo meno all'inizio.L'uomo si chiedeva se non fossero arrivati ad un punto di rottura, a non poterne più, ad aver bisogno di staccare, di stare lontani per un po', di prendere fiato. La persona che lo preoccupava di più, ovviamente, era Scully: era un bel po' che non si prendeva un periodo di riposo e il suo lavoro ne risentiva.Illustrò a due agenti le sue perplessità e loro ascoltarono senza fiatare, senza ribattere o confermare. Si, c'era sicuramente qualcosa di strano. Assentirono ad ogni frase, ad ogni proposta; uscirono dall'ufficio docili e remissivi come agnellini, e questo, invece che tranquillizzare Skinner, lo rese ancora più nervoso e per qualche istante fu sul punto di richiamarli dentro per rettificare tutto e chiedere loro cosa stesse accadendo. Ma sapeva che loro avrebbero risposto che non c'era niente che non andava, che lui aveva ragione, come facevano sempre quando non volevano stare ad ascoltare i suoi rimbrotti.Alla fine si convinse che, in un modo o nell'altro, era riuscito a trovare una soluzione e che almeno aveva smosso le acque. Stare lontani li avrebbe aiutati a ritrovare l'equilibrio.2.Non parlarono per tutto il tempo che ci volle a tornare nel seminterrato. Una volta lì, Mulder continuò a riordinare gi schedari, come stava facendo prima che Skinner lo chiamasse. Scully si sedette alla sua scrivania e diede un'occhiata a quello che stava facendo il giorno precedente: trascrizioni di autopsie, con relative foto e referti medici. Lo sentiva armeggiare alle sua spalle e quel frusciare di fogli le provocava un brivido lungo la schiena e il collo, fino a rizzarle i peli sotto la nuca.-Cosa farai in questi giorni, Scully?--Mah, non lo so, mi rilasserò, andrò a pranzo con mia madre ... -Spesso, si fanno domande senza alcun significato per paura di sentire risposte che invece possono significare tutto.Ed era proprio quel "tutto" che la spaventava, e forse, spaventava anche lui; quel tutto che ancora non conoscevano, che appariva nebuloso e incerto, come nebuloso e incerto era il tempo che le rimaneva ...D'un tratto ebbe l'intenzione di tornare nell'ufficio di Skinner e dirgli che non aveva più alcuna intenzione di andare in vacanza, che voleva stare lì, con il suo lavoro, con le autopsie, i mutanti, i cadaveri, gli alieni, ... con Mulder. Lo sentiva così distante da qualche giorno, come se avesse avuto paura di avvicinarsi a lei. Non era anche la sua paura? Se fosse rimasta assente per dieci giorni tutto quello che stava covando sarebbe potuto sfumare e una volta finite le ferie tutto sarebbe tornato come prima e forse avrebbero perso un'occasione per ...Senza voltarsi verso il collega, Scully lasciò che le parole le uscissero dalla bocca, come l'elio che si lascia fuoriuscire da un palloncino che rischia di scoppiare. -Mulder, io non posso andare in vacanza, non ora-.Sentì un frastuono terribile alle sue spalle ed ebbe un sussulto. Si voltò di scatto e vide Mulder che a fatica teneva in piedi il mobile in acciaio dello schedario che se ne stava pericolosamente in bilico, mentre fogli, cartelle e oggetti vari fuoriuscivano dai cassetti o scivolavano dall'alto. Si avvicinò all'uomo e gli diede una mano a raddrizzare il mobile.-Non facciamo come al solito: di fronte a situazioni di tensione come questa ci chiudiamo in noi stessi, ognuno nel suo angolo a rimuginare e leccarci le ferite, con la paura che il momento passi ... e prima che possiamo farci qualcosa è già passato. Noi due non abbiamo mai parlato seriamente. E tu non sai quanto ne senta il bisogno!-.Erano accovacciati sul pavimento a raccogliere i documenti e le evidenze, uno davanti all'altro, ma mentre Scully lo guardava in volto, o almeno ci provava, Mulder stava chino sui fogli sparsi sul linoleum, i suoi movimenti erano meccanici e innaturali, come se stesse evitando apposta di guardarla in volto, o di farsi scorgere.Ad un tratto Scully capì: Mulder era geloso, geloso perché lei aveva detto cose a Van Blunght che a lui non aveva mai detto, confidenze vere e profonde, aveva raggiunto uno stadio di intimità con quell'uomo che lui non era riuscito ad instaurare in cinque anni, o almeno così credeva lui, e probabilmente si sentiva anche in colpa per questo, forse addirittura inadeguato. Forse pensava di essere la persona sbagliata, forse credeva che lei non gli volesse bene, che non lo apprezzasse e non lo stimasse, a causa di quello che era successo. Van Blunght aveva fatto vacillare la sicurezza di Mulder, la sua fiducia in Scully, il loro legame, la loro amicizia.Scully sorrise teneramente, profondamente lusingata dalla ingenuità di Mulder, da quel sentimento che non era da lui, che non avrebbe mai riconosciuto, in un milione di anni.-Ci sono cose di me che conosci, Mulder, senza che io debba dirtele a parole-. l'uomo alzò lo sguardo, nel quale la donna vide un certo sollievo.Gli allungò alcuni fogli e, così facendo, si rialzò. Mulder, che ancora non aveva detto una parola, rimase accovacciato ai suoi piedi, con i fogli tra le mani, la bocca aperta in una fessura, con lo sguardo rivolto verso l'alto, fisso su di lei.-Ma parlare ci farebbe un gran bene. E' una cosa a cui non ci dobbiamo disabituare-.Così dicendo era uscita. E Mulder rimase per un tempo che gli sembrò interminabile dov'era, accucciato a terra, con i documenti in mano, la mano protesa, lo sguardo vacuo di chi non vede ciò che ha davanti a sé.Probabilmente c'erano troppe cose che lui dava per scontate.Si chiese se Pendrell provasse la stessa sensazione di vuoto e smarrimento quando lei usciva dal suo laboratorio, per tornarci chissà quando.3.Erano in ufficio, Mulder stava scrivendo su di un foglio quasi ancora completamente bianco. La mano sinistra era aperta, a tenere fermo il foglio, proprio come i bambini quando disegnano tutti assorti e concentrati: le dita rosee e affusolate erano ben separate, dita di un uomo che non aveva dovuto fare lavori manuali per mantenersi.Non erano le mani ruvide e sgraziate di un manovale o un operaio. Quelle mani l'avevano sorretta, protetta, salvata; si erano posate sulla sua nuca scossa dai singhiozzi, avevano accolto le sue in una stretta di conforto e complicità; quelle dita avevano asciugato calde lacrime dai suoi occhi.Ma erano anche le stesse mani forti che avevano accusato, scavato, sparato, ucciso.Quelle mani avevano disegnato nell'aria le sue mirabolanti e fantasiose teorie, così estreme, ma affascinanti, quasi invitandola, sfidandola a provare il contrario. E lei aveva sempre accettato la sfida, stimolata dal suo sguardo, il gusto per il confronto, l'amore per la ricerca, la volontà comune di arrivare fino in fondo.All'improvviso un pensiero inatteso le aveva attraversato la mente: non aveva fatto in tempo ad impedirselo e già aveva cominciato ad arrossire leggermente, distogliendo lo sguardo e serrando le labbra, sperando che Mulder non alzasse il viso e se ne accorgesse. Ma l'uomo, quasi avesse sentito gli occhi di lei su di sé, aveva alzato la testa e l'aveva fissata come se l'avesse vista per la prima volta. A quel punto il rossore di Scully si era fatto più intenso e non aveva potuto trattenersi dal chiedere:- Non ho pensato ad alta voce, vero?-Mulder aveva sorriso, a metà tra l'imbarazzato e il divertito (ma Scully aveva notato qualcos'altro tra le due cose. Piacere, forse?), e solo allora si era resa conto che le sue dita stavano accarezzando quelle di lui, sfiorandole appena con i polpastrelli.Subito la donna aveva ritratto la mano, come una bambina sorpresa con le dita immerse nella marmellata, senza riuscire ad impedire che il viso le diventasse paonazzo. Così, con gli occhi spalancati e la bocca aperta si era scostata dalla scrivania di Mulder, cercando di trovare le parole, ma riuscendo ad emettere solo dei suoni gutturali.-Mulder?-, si era guardata intorno, toccandosi la fronte con la mano "temeraria", mentre la mente annaspava nell'affannata ricerca di una spiegazione, se non razionale, quanto meno plausibile, a ciò che era appena successo.Prima di ritornare a guardare Mulder, voleva essere sicura di avere ancora tutto sotto controllo, di aver trovato un valido motivo a spiegazione dei fatti, e poi subito incalzare con un altro oggetto di conversazione, per allontanarsi, in zona di sicurezza, dal terreno minato che era sempre stato l'argomento "intimità" fra loro due.Ora, sola nel suo letto, la testa infilata sotto il cuscino, Scully scoppiò a ridere: come si era sentita stupida, e come si sentiva stupida ora, mentre, ripensandoci, avvertiva l'imbarazzo invaderle le guance e le sembrava di udire ancora le sue scuse balbettate e confuse. Era stata molto grata a Mulder per aver tempestivamente cambiato argomento e seppe che lui aveva intuito che non aveva una spiegazione pronta per il quello che aveva fatto.Si alzò di scatto dal letto, quasi per sfuggire a quel vecchio ricordo scomodo, e andò in bagno a darsi una rinfrescata. Sentiva spesso la mancanza del suo piccolo Queequeg, soprattutto la mattina, quando lo chiamava con mille moine per annunciargli che la colazione era pronta; Queequeg arrivava di corsa, ansimando rumorosamente, e la guardava con quel suo dolcissimo sguardo, un misto di gratitudine e eccitazione, quello sguardo che solo il suo amore disinteressato poteva aver prodotto.Lei si chinava verso di lui, con la ciotola piena di carne a pezzettoni, mentre lui le saltellava intorno con la lingua penzoloni e quel suo guaire impaziente, un paio di baci sulla guancia della padrona e poi tuffava il suo piccolo muso nella colazione, scodinzolando. In cinque minuti aveva ripulito il piatto.Scully bofonchiò un sorriso mesto; sapeva che se non si fosse trovata qualcosa da fare, la malinconia l'avrebbe colta sicuramente impreparata. E quando mai si è preparati?D'improvviso le sembrò di non avere niente da fare. Vagava per la casa, aspettandosi da un momento all'altro che Mulder bussasse alla porta del suo appartamento farneticando non si sa quale delle sue fantascientifiche teorie e si sarebbe rituffata nel suo mondo, quello in cui tutto è possibile, dove devi avere mille occhi e mille orecchie, dove "si" vuol dire "no", e "no" vuol dire "forse", e dove niente è quello che sembra. E dove la sua razionalità e la sua scienza sarebbero state messe a dura prova.Seduta alla scrivania, con una tazza di caffè in mano che sorseggiava distrattamente, Scully si sorprese a riguardare le foto delle autopsie fatte due giorni prima, e sulle quali aveva fatto una dettagliata relazione il pomeriggio precedente, quando, abbandonato l'ufficio dopo aver lasciato Mulder alle prese con i documenti sparsi sul pavimento, era andata al laboratorio a prendere le ultime analisi.Era soddisfatta del suo operato, non c'era che dire: conciso, preciso, esauriente. Molte volte fantasticava su articoli per riviste specializzate, o qualche ricerca su un caso particolare (non gli mancava certo il materiale), proprio come gli articoli che Mulder scriveva per tutte quelle riviste sugli UFO e sul paranormale.Ehi, cosa sto facendo? Si disse ad un tratto. Buttò i documenti sul fondo del cassetto; con un ultimo, lunghissimo sorso terminò il caffè. Si alzò e marciò decisa verso l'armadio, da dove prese un paio di jeans e una maglietta e, mentre si vestiva, chiamò la madre.4.Si erano date appuntamento al fiume vicino al chiosco degli hamburger. Gli argomenti furono svariati: il lavoro, la salute, i medici, i fratelli lontani. E poi, senza sapere come ci fosse arrivata, si era ritrovata a parlarle di Mulder, di come il loro rapporto di lavoro si stesse modificando.Margareth aveva sorriso dolcemente, lo stesso sorriso di chi la sa lunga e conosce la sua bambina: sapeva che le era già successo di vivere un coinvolgimento emotivo con un collega di lavoro, ma sapeva anche che sua figlia non era una sprovveduta, che non voleva prendere la decisione sbagliata.-Sai, Dana, quando fosti ricoverata in ospedale due anni fa, Melissa mi confidò di essere convinta che Fox fosse innamorato di te. Io non ci avevo fatto nemmeno caso. Tu lo sai, Melissa riusciva a leggere dentro le persone. Non so dirti come mai, ma adesso tu e Fox vi trovate in questa situazione: capita che due persone che lavorano insieme arrivano ad un punto in cui non si sopportano più; è naturale. Però è anche vero che siete entrambi soli, ed è facile che vi siate affezionati molto l'uno all'altra. Quello che ti raccomando è di non lanciarti in una relazione che forse non esiste: è facile confondere la passione per il lavoro con ben altro tipo di passione. Non illuderti troppo-.Capiva ciò che sua madre cercava di dirle: "Ti sei già scottata altre volte, non ricaderci ancora". Ed era proprio questa la sua più grande paura: una relazione con Mulder significava mettere in discussione tutto il loro rapporto di lavoro, a cui lei teneva tantissimo, la loro collaborazione, ma soprattutto la loro amicizia, il sentimento più profondo e sincero che le era mai capitato di provare, per nessuno, nemmeno per Jack.Ora, mentre stava lavando i piatti della cena, si rese conto che sua madre aveva ragione: lei e Mulder si conoscevano ormai da cinque anni, perché proprio adesso?La sua memoria andava indietro nel tempo, a quel marzo del 1992, quando si ritrovò per la prima volta a guardare in quei tormentati occhi nocciola che ancora dovevano imparare a fidarsi di lei.Era stata mandata lì per spiarlo e probabilmente sarebbe stato così se non avesse intuito la purezza e l'onestà della sua ricerca. Nonostante l'uomo non si fidasse ancora di lei, le aveva detto la verità, le aveva permesso di lavorare al suo fianco, le aveva dato la possibilità di mettere realmente alla prova le sua capacità, la sua intelligenza; tutto quello che l'aveva spinta a scegliere l'FBI invece di una sicura carriera come medico patologo in qualche prestigiosa clinica era lì, con Mulder.Don Chisciotte-Mulder e Sancio Panza-Scully, insieme contro i mulini a vento, l'uno con in mano una lancia spuntata, l'altro con un fiasco di vino.Subito rise sonoramente, poi però iniziò a pensare al vino rosso: Van Blunght sulla porta del suo appartamento con una bottiglia in mano e tante felici intenzioni per la mente.-Certe idee a Mulder non verrebbero mai-.Pensava di esserne convinta, ma sussultò al suono del campanello.Si asciugò le mani tremanti, -Arrivo!-, e andò alla porta. Dallo spioncino vide che, si, era proprio Mulder; notò che aveva una cartella in mano e nessun ridicolo ghigno sulle labbra.Si sentì sollevata e aprì.5.-Ciao. Scusa se ti disturbo, Scully, lo so che sei in vacanza ...- Quasi non lo sentiva; continuava a fissarlo come se fosse il primo essere umano che vedeva dopo un lungo periodo di isolamento.-... ma ho bisogno del tuo parere medico su queste-. Le porse la cartella che aveva in mano, da cui Scully tirò fuori un pacchetto di foto. Qualcosa si spezzò da qualche parte nella mente di Scully (o forse era nel cuore?), prese i fogli e le foto con un sospiro e andò a sedersi al posto in cui aveva appena finito di cenare.-Quelli della scientifica sono in alto mare e si sono rivolti a noi-, si affrettò a precisare Mulder, sedendosi a sua volta di fronte alla donna e protendendosi sul tavolo con ansia.Le foto ritraevano i corpi trucidati di 4 ragazze, con alcuni dettagli raccapriccianti in primo piano.-Mulder, come mai hai dato corda a Banning? Di solito lo liquidi con una teoria strampalata, avendo cura di ingigantire i particolari più inverosimili e quindi ritorni col naso sul caricatore delle diapositive!-. Era così che se lo era immaginato per tutto il tempo, solo nel loro ufficio, con gli occhiali affondati nella luce bianca e fastidiosa del proiettore, studiando immagini di cerchi nel grano o segni sui corpi ormai senza vita di vittime innocenti.In fondo non era andata molto lontano dalla verità.Banning aveva fatto irruzione nel suo ufficio dopo l'ora di pranzo, un momento assai critico per Mulder, per sventolargli sotto il naso quelle foto che non stimolavano di certo la digestione.E proprio come Scully aveva immaginato, lui stava chino sul proiettore.Non si era nemmeno voltato verso la porta quando il giovane si era annunciato, avendo cura di informarlo che "questo caso era il più bizzarro che gli fosse mai capitato!" e che erano "... in alto mare!". Si chiese come potesse essere il caso più bizzarro che gli fosse mai capitato, dato che poteva benissimo essere il terzo o il quarto, e dato che quella era la solita tiritera con cui Banning iniziava i suoi discorsi appena spalancava senza bussare la porta del suo ufficio, prima ancora di dire "Buongiorno". Ma ci passava sopra: il quoziente intellettuale di quel ragazzo era pari a quello di una foca monaca in calore e non trovava giustificazione migliore del "caso bizzarro" ogni volta che si allungava fino al seminterrato perché brancolava nel buio, il che accadeva praticamente ogni giorno, per ogni caso, dal primo giorno in cui Banning era entrato nell'FBI. Correva da Mulder (ma soprattutto, da Scully) come un bambino capriccioso corre dalla mamma ogni volta che un compagno di scuola gli fa un dispetto.-Mulder, dai un'occhiata a queste-. Gli aveva allungato le foto e attendeva con le mani in tasca la sua risposta.Mulder aveva allungato una mano sulla scrivania, senza staccare gli occhi dal pannello bianco dall'altra parte della stanza, e aveva quindi dato uno attento e pensieroso sguardo alle immagini in bianco e nero che testimoniavano sicuramente l'operato di qualche serial killer.Dopo un attimo di esitazione, in cui parve valutare e scartare via via infinite ipotesi (o almeno così pensava Banning), si limitò a dire:-Credo siano morte!-.Poi guardò il giovane agente, osservò il suo sguardo deluso, mentre sembrava cercare in giro per la stanza qualcosa che credeva di aver visto, ma che adesso era misteriosamente scomparso.-L'agente Scully non c'è, Banning, è in ferie ... -.-Non potresti contattarla per un breve consulto? Non sappiamo dove sbattere la testa ...-Tu non sai dove sbattere la testa, pensava Mulder mentre ancora una volta, si era voltato e gli dava le spalle. Stava per rimettersi a trafficare con le diapositive quando si bloccò: contattarla?breve consulto?All'improvviso Mulder si dimostrò molto interessato a quanto l'agente avesse da dirgli.-Ho pensato all'agente Scully perché, mi pare, ha familiarità con casi analoghi-.Guardando quelle foto anche Mulder si rese conto che solo Scully avrebbe potuto capirci qualcosa.Aveva pensato a lei in quel momento, aveva pensato a lei in ogni momento della giornata.Mulder aveva preso il fascicolo e, senza che il collega potesse dire una parola, gli aveva promesso che quella sera stessa sarebbe andato da Scully. Si era aggrappato a quei documenti come un naufrago si aggrappa al salvagente in mezzo all'oceano; aveva passato il resto del pomeriggio a rigirarsi nelle mani le foto e i referti medici, li aveva sfogliati, li aveva continuamente cambiati di posto.Alle cinque in punto era schizzato dalla sedia come una molla. Cena veloce a casa sua, una doccia altrettanto veloce, e alle otto era già sotto le finestre di Scully.Mentre percorreva il pezzo di giardino fra la sua auto e le scale dell'ingresso, aveva avuto la tentazione di lasciar stare tutto: avrebbe solo fatto la figura dello stupido e poi sicuramente sarebbe stata ancora a tavola, magari in compagnia.E poi, una volta dentro, che cosa le avrebbe detto? Finito di parlare di quelle foto e di quei referti avrebbe risolto di stare con lei mezz'ora e quindi di andarsene senza ... cosa?Tra i dubbi e le domande, aveva fatto avanti e indietro lungo il breve tragitto per circa mezz'ora, finché non arrivò alla conclusione che a quell'ora aveva già finito di mangiare e che probabilmente si era annoiata da morire tutto il giorno, e sicuramente vederlo le avrebbe fatto piacere. Se solo avesse saputo perché era corso lì!-Ne vuoi un po'?-. Mulder sembrò per un attimo cadere dalle nuvole.Scully era in piedi dietro la sedia, con in mano una caraffa piena di caffè e lo guardava, pronta a versarne nella tazza che, chissà come e quando, gli si era materializzata davanti.-Si, grazie-, disse, dopo un attimo di smarrimento.-Com'è andata oggi?-. Mulder pensò che si stavano staccando pericolosamente dall'argomento foto e lui non aveva avuto bisogno di inventarsi niente, era stata lei a fare il primo passo. Probabilmente aveva capito che quelle foto erano solo il pretesto.-Beh, niente di particolare: mi sono arrivati un paio di fax su qualche avvistamento. Ho fatto qualche telefonata, ma credo siano solo delle bufale-. "Sono qui per parlarti, Scully, almeno così credo, ma ora mi sembra di non avere più niente da dirti!".-C'era altro di cui volevi parlarmi?-.6.Qualche ora più tardi Scully si toglieva la camicetta, mentre Mulder si avviava riluttante verso la sua auto, pronto a tornarsene a casa.Scully era tramortita da ciò che stava accadendo: stava davvero scoprendo un nuovo Mulder, e non era quello di Van Blunght, era il "suo" Mulder, quello che correva dietro ad alieni, mostri e mutanti e che negli ultimi 25 anni aveva sempre e solo avuto per la mente la sorella Samantha; quello stesso Mulder con cui quella sera si era confidata, con cui aveva chiacchierato e riso.In un altro mondo, in un altro tempo, sapeva che lei e Mulder sarebbero stati perfetti insieme; ma lì, con il loro lavoro, i superiori, il male che li circondava ... sembrava che non potessero avere un attimo di pace, un momento per guardarsi in silenzio e sentirsi più vicini.Quella sera avevano preso fiato, standosene a bighellonare per le strade di Georgetown, con quella leggera brezza che faceva venire i brividi, ma che era tanto piacevole.-Qual è stato il momento più imbarazzante della tua vita, Scully?-.Poteva dire "quel pomeriggio in ufficio quando ti ho accarezzato la mano soprappensiero", ma si rese conto che non ne aveva il coraggio: non si confessa mai il momento più imbarazzante della propria vita alla stessa persona che era lì con te quando è successo.-Avevo 17 anni e stavo passeggiando per le strade del centro con sotto braccio il risultato del mio ultimo saccheggio in un negozio di abbigliamento. Mi ero fermata in una tabaccheria e, per la prima volta in vita mia, mi ero presa un pacchetto di sigarette. Non avevo la reale intenzione di iniziare a fumare, ma, sai, la curiosità ... - si era bloccata perché aveva notato che Mulder non la guardava più in viso: si era voltato dall'altra parte e sembrava proprio che stesse sogghignando.-Avanti, non mi credi? E' vero, non volevo fumarle tutte, volevo solo provare! Tutti i miei amici ... -.-Si, certo Scully, ti credo-, fece Mulder, con le labbra che si incurvavano sempre più verso l'alto.Scully, paonazza in volto per l'imbarazzo, iniziò a difendersi strenuamente.-Piantala. Credi che non ti veda? Te la stai facendo sotto dal ridere! E comunque aspetta a farlo: il bello deve ancora arrivare. Insomma, mi fermai in questa tabaccheria, presi le sigarette e mi nascosi in un vicolo per accendermene una. La prima boccata fu un totale disastro: sentii il fumo scendermi nella gola e poi nei polmoni e credetti di morire! Vincendo la nausea, continuai a prenderne delle lunghe boccate, fino a quando non mi fui abituata. Sentivo gli occhi uscirmi dalle orbite, avevo la gola che bruciava, ma volevo a tutti i costi fumare! Dopo circa dieci minuti stavo fumando la terza: ormai mi ero abituata all'aroma e alla consistenza. E probabilmente ero troppo presa dall'imparare a tenere il ritmo del respiro, perché non mi accorsi nemmeno che, pochi metri più avanti, c'era mia madre che usciva da una drogheria-.-Mio Dio! Tua madre che ti becca mentre fumi la tua prima...--E ultima-, sottolineò Scully- ... sigaretta!-.Scully fece un breve risolino.-Caso vuole che avevo appena tirato una bella boccata, quindi avevo tutta la bocca piena di fumo. Non potevo far finta di non averla vista, dato che ce l'avevo praticamente in faccia e lei mi aveva visto, non solo, ma mi stava venendo incontro per salutarmi-.A questo punto, Scully iniziò a ridere, e non smise, nemmeno per finire il racconto a Mulder: rideva e parlava insieme.-Sperando che lei non se ne accorgesse, buttai via la sigaretta con un gesto secco e casuale della mano. Ma avevo ancora il fumo che mi stava soffocando. Credimi Mulder, mi sentivo morire, gli occhi mi bruciavano: una tortura! Ovviamente mia madre mi ha salutato e io, sperando in bene e dicendo le mie preghiere, le dissi: "Ciao mamma!", con la voce più suadente del mondo, mentre dalla mia bocca usciva una immensa e inequivocabile nuvola di fumo da sigaretta-.Mulder ebbe uno scoppio di risa, si piegò in avanti tenendosi la pancia.Scully lo seguì a ruota, anche lei piegata dal ridere. Si appoggiavano l'un l'altro e, tra una risata e l'altra cercavano di dirsi qualcosa.Alla fine, con le lacrime agli occhi, Scully continuò:-Aspetta, aspetta! Non ho finito. A quel punto mia mamma, che aveva ovviamente capito tutto, mi guardò con la faccia stranita ed ebbe una reazione che mai, in un milione di anni, avrei immaginato. "Dana, ma tu fumi", non me lo aveva nemmeno domandato, sembrava più il tono di chi ti sta dicendo una cosa qualunque, tipo "Ti si è slacciata una scarpa". Io le dissi: "Eh, si". E lei: "Ma non me n'ero mai accorta"; e io: "Ho cominciato dieci minuti fa". "Beh, cerca di essere a casa in fretta: fra un'oretta si cena". A quel punto si girò dalla parte opposta e si allontanò senza dire altro, senza fare scenate e, soprattutto, senza minacciarmi di dirlo a mio padre se non avessi smesso. Cosa che comunque ho fatto: ho buttato il pacchetto nel primo cestino che ho trovato e da allora non ho più toccato una sigaretta ... o quasi-.Erano seguiti altri dieci minuti di chiacchiere inutili. Quindi ...-Scully, la conosci la teoria del gelato alla fragola?-. La donna si girò verso il collega che sogghignava divertito, con una faccia stranita, cercando di carpire la logica di quanto l'uomo aveva appena detto, ma, ovviamente, non ci riuscì.Vedendo quanto lei si sforzasse, Mulder si affrettò a rassicurarla.-Era un gioco che io e mia sorella ci eravamo inventati per immaginare come sarebbe stata la nostra vita da adulti. Ce l'eravamo inventata una sera d'estate, andando con i nostri genitori a prendere il gelato. Il suo preferito era quello alla fragola: tutte le bambine amano il gelato alla fragola ... -La sua voce si era fatta roca e sembrò sul punto di non andare più avanti, assorto in quel raro ricordo felice della sua infanzia.Ma quasi subito si riebbe, e Scully fu felice che volesse condividere con lei quel momento.-Samantha mi saltellava al fianco, le trecce che le dondolavano sulle spalle talmente invitanti che, sapevo, non sarei resistito a lungo ancora prima di tirargliele. Penso che se le facesse apposta, perché in fondo le faceva piacere quando gliele tiravo! Beh, fattostà che si gira verso di me, mi guarda con quel suo sguardo illuminato e un po' pazzoide, sai, di chi ha appena avuto un'idea geniale e folgorante, e mi dice: "Fox, spiegami cos'è la teoria del gelato alla fragola!". Io, lì per lì sono rimasto a bocca aperta: mi chiedevo se il gelato fosse stato avariato o se avesse preso una botta in testa-.Mulder ridacchiò soddisfatto: gli sembrava ancora di scorgere quella espressione, quel viso piccolo e perfetto, quella bambina che amava oltre ogni limite immaginabile e che di lì a pochi mesi le sarebbe stata strappata dalle braccia proprio davanti ai suoi occhi, lasciandolo con un vuoto che ancora non era riuscito a riempire, nemmeno fuggendo in Inghilterra, nemmeno studiando come un dannato, nemmeno entrando nell'FBI, nemmeno con gli X files; quella bambina era diventata lo scopo della sua vita, desiderava rivedere quel sorriso, quello sguardo, risentire quella vocetta allegra e dolce.-Rimasi al gioco, e le raccontai che la nostra vita deve essere come un gelato alla fragola: per essere perfetta, deve essere fresca, perché non deve mai diventare monotona o ristagnante; dolce, perché abbiamo tutti bisogno di affetto e attenzioni per sentirci felici; rosa, e quindi positiva: non ha senso affrontare la vita con pessimismo; e infine rossa, ovvero passionale, perché è solo inseguendo i nostri obiettivi con passione e dedizione che conquistiamo ciò che vogliamo. E così, ogni volta che ci sentivamo giù o dovevamo affrontare una difficoltà, ripensavamo alla nostra teoria, a quella serata e all'estate, e ci sentivamo subito meglio-.Mulder sorrideva soddisfatto e Scully si sentì il cuore leggero: probabilmente quel ricordo, più di ogni altra cosa, teneva in vita in lui l'immagine della sorella, la rendeva viva e reale nella memoria; un'immagine a cui l'uomo si aggrappava per non dimenticare che Samantha era stata una persona che lui aveva conosciuto e che da qualche parte, lo era ancora.La serata proseguì così, fra confessioni sottotono, rivelazioni non troppo sconvolgenti, quasi ordinarie, e altri ricordi di cui ridere insieme.Erano arrivati nel punto lungo il fiume in cui Scully si era data appuntamento con la madre proprio quella mattina. Girandosi verso Mulder, Scully si accorse che questi la stava fissando con un sorrisetto malizioso e insieme imbarazzato. Si sentì subito a disagio che mascherò con un sorriso e una battuta: -Mulder, che c'è? Sei caduto in uno stato catatonico? Ti sei accorto che hai dimenticato il cellulare a casa?-.-La prima cosa che ho pensato quando ti ho visto entrare nel mio ufficio quel giorno, tutta sorridente e disponibile, è stata che avevi delle gambe bellissime!-.Scully arrossì, abbandonando ogni parvenza di sarcasmo, abbassando lo sguardo e sorridendo, questa volta, impacciata e quasi infastidita, ma visibilmente compiaciuta del complimento.-G...Grazie, Mulder ... -, disse mentre con un gesto della mano aggiustava un ciuffo di capelli dietro l'orecchio destro. Ci fu un interminabile momento di silenzio, che Scully ruppe quasi di getto: -Tu ci credi?- così dicendo, aveva alzato lo sguardo su Mulder, il viso ancora rosso, ma gli occhi fermi.-Se credo a cosa?-, fece Mulder, con un sorriso disorientato sulle labbra.-Alla tua teoria del gelato alla fragola-. Lo guardava dritto negli occhi, senza timore, senza dare peso al rossore sulle sue guance che si faceva sempre più intenso.Mulder non rispose, non a parole, per lo meno. Si chinò lentamente verso di lei, allungando una mano sul suo fianco, cingendola e attirandola dolcemente a sé. Scully non oppose resistenza, si fece improvvisamente molle, vinta dalla sua intraprendenza. Le sembrava di sentire una musica arrivare da chissà dove, forse da qualche locale lì vicino, forse da quella auto parcheggiata dall'altra parte del parco. O forse proveniva da dietro le labbra di Mulder, chi lo sa. Si chiese se, quando avrebbe riaperto gli occhi ci sarebbero stati ancora gli alberi, o se il fiume avrebbe continuato a gorgogliare lì, in fianco a loro. Si chiese se il mondo non stesse smettendo di esistere in quel momento, perché le sembrava di non sentire altro se non le labbra di Mulder tra le sue, quel sapore dolce e caldo, il profumo della sua pelle e il calore delle sue mani lungo i suoi fianchi, il suo respiro alterato e il suo battito accelerato. E poi ancora dita che si intrecciano, che affondano tra i capelli, e non sai più qual è il tuo cuore, quali sono i tuoi occhi, quand'è stata l'ultima volta che hai guardato il cielo stellato senza sentire il gelo della paura.Si accorse che stavano ballando: il suo viso era scivolato sul petto di lui, che si sollevava e si abbassava con regolarità; aveva le mani sulle sue spalle, mentre lui le teneva sulla sua schiena. Le dita di Mulder si muovevano con lenti e impercettibili movimenti, come se stessero scrivendo un messaggio segreto solo per lei. Il suo cuore sotto l'orecchio scandiva il ritmo in cui sentiva il sangue scorrerle nelle vene. Lui la dondolava da un piede all'altro e lei non si era accorta che si era tolta le scarpe e stava con i piedi su quelli di lui, accarezzandogli con l'alluce la caviglia sotto l'orlo dei pantaloni.Ora, mentre era sola nella sua stanza e si stava preparando per andare a letto, si guardava le dita dei piedi e sentiva ancora quelli di Mulder sotto i suoi, quel contatto così intimo e complice fra loro due.Si strinse le mani intorno alle braccia, buttò indietro la testa e chiuse gli occhi, rievocando quel momento: onde che si infrangono a riva, un acquazzone estivo che improvviso ti sorprende durante una passeggiata.Come improvviso suonò il campanello, per l'ultima volta quella sera: Mulder di nuovo alla sua porta, Mulder che non voleva andarsene.(continua)

martedì 7 agosto 2007

SCHEGGE DI VETRO



Vorrei essere una farfalla ... vorrei essere una farfalla.Avvicinarmi al sole, sentirne il calore, lasciarmibruciare.Vorrei essere cieca, così non sarei costretta a guardare questo mondo, ma a ricordarlo.I ricordi sono sempre più dolci ...Mi sento come vetro in frantumi: fragile e tagliente. Hai presente?

venerdì 3 agosto 2007

Irrilevante



Oggi è entrato, nella mia vita e nel mio cuore.Il bavero alzato, il freddo negli occhi, un fumo gelido dalle sue labbra.Oggi è entrato, senza nemmeno voltarsi da questa parte.Qui non c'è mai niente di interessante.