lunedì 10 settembre 2007

La teoria del gelato alla fragola - Parte 2



Soggetto: X FilesPersonaggi: Mulder, Scully, The Lone Gunmen, Skinner, Smoking ManIntro: tra loro qualosa è cambiato ...Tipo: sentimentaleRatings: PGNote: prima fanfic scrita in assoluto. risale al 2000 (un po' vecchiotta, eh?). Non l'ho praticamente modificata da allora. Presenza di un errore eclatante: Scully non ha la doccia, ma la vasca. Oddio, può sempre aver rifatto il bagno dopo la visita di Tooms, ma ...Per praticità ho diviso la ff in due parti, dato che in una sola entry non ci stava :Ppubblicata anche su: Lalla&Lup fanfic Archive7.Quando Dana si risvegliò la mattina dopo, sapeva che Fox era già andato al lavoro. Non poteva dire quando era diventato Fox; era passata dal cognome al nome con una disinvoltura che spaventava.Ciò che era successo quella notte era ancora nebuloso nella sua mente, ma un'immagine si stagliava netta e chiara al di sopra di quel groviglio di pensieri: le sue mani, grandi e calde, che le stringevano dolcemente la nuca, il suo profumo, il suo respiro, il suo cuore che batteva così vicino; le riusciva difficile pensare ad altro.Per schiarirsi le idee non c'era niente di meglio di una bella doccia.Provava a sforzarsi di immaginare al rapporto fra lei e Fox dopo la quella prima. -Caspita! Perché non c'era del tea in quel bicchiere!-.Le cose tra loro due erano sempre procedute a rilento e si rese conto il quel momento di quanto quei cinque anni fossero stati esasperanti per lei. Gli aveva detto che per lui avrebbe fatto qualunque cosa, e lui ci aveva scherzato sopra!Sapeva di averlo preso alla sprovvista, ma aveva sperato di avviare una discussione ben diversa.Quando poi la sezione era stata chiusa, le era sembrato che un muro di mattoni le cadesse sulla testa: era furiosa; come poteva accadere una cosa del genere proprio adesso?Si sentiva persa all'idea di non lavorare più con lui e le noiosissime lezioni all'accademia non erano di aiuto per chi cercava qualcosa che riempisse quell'immenso vuoto.Ma ciò che l'aveva ferita di più era stato il distacco di Fox: "Siamo sempre noi due, no? Siamo sempre amici! Perché mi ignora?". Aveva pensato che il suo risentimento verso le teste di cuoio lo avesse consumato a tal punto da renderlo insensibile al mondo che lo circondava e allora fu costretta a prendere in esame l'ipotesi che, ai suoi occhi, Dana faceva parte di tutto il resto del mondo, mentre per la donna lui faceva ormai parte di lei. Si era convinta che il rapporto sarebbe rimasto immutato, ma poi fu rapita. E quando si fu risvegliata dal coma, sua madre le era accanto, con un enorme sorriso di riconoscenza sul viso. Fox era venuto a trovarla e le aveva regalato la videocassetta del superbowl, che lei teneva ancora nel cassetto del comodino come una reliquia, e i suoi sguardi le avevano fatto venire i brividi.Quando se n'era andato (troppo presto), sua madre le aveva detto che in quei giorni sembrava disperato: quando l'aveva vista nel letto con i tubi che le uscivano dalla bocca era diventato una furia. poco ci era mancato che prendesse tutti a pugni. E quando aveva iniziato ad urlare lo avevano portato via in tre persone.Inizialmente la cosa le aveva fatto piacere, poi però iniziava a impazientirsi: perché allora tutto sembrava tornato come prima? Cosa gli impediva di essere sincero con lei?Ma piano piano si accorse che le cose stavano in effetti cambiando: il loro affiatamento si faceva sempre più grande e il loro legame sempre più profondo. Sapeva che Fox avrebbe rischiato la vita per lei e Dana non avrebbe esitato a fare altrettanto. Cosa impediva a loro di avvicinarsi, allora? Quando scoprì la sua malattia, avrebbe voluto scappare lontano da tutti, ma l'aveva visto arrivare con quel mazzo di fiori, aveva fatto la sua immancabile battuta (diventava sempre spiritoso quando erano vicini) e lei aveva desiderato solo di gettarsi fra le sue braccia e sfogare tutta la sua rabbia.Dana si era accorta che l'unico vero conforto in quel momento sarebbe stato Fox, ma si convinse che ormai era troppo tardi: stava morendo e non voleva legarsi a nessuno, tanto meno a lui. Per cosa poi? Per farlo soffrire? Per trascinare anche li nel baratro della disperazione in cui sentiva di scivolare ogni giorno di più, in silenzio, sola? Van Blunght era stato un ciclone nella tranquillità della sua decisione: aveva spazzato via la fortezza delle sue convinzioni, insinuandovi il dubbio: che forse non era giusto negarsi quel pezzo di paradiso solo perché si è affetti dal cancro; la medicina scopriva ogni giorno nuovi farmaci e forse lei avrebbe vissuto a lungo. Le venne in mente Clyde Bruckman: -Lei non morirà-. Quella frase la riempiva di disagio. -No, io non voglio vivere per sempre, voglio solo avere la certezza che Fox sarà sempre accanto a me-; il suono della sua voce le sembrò piagnucoloso e infantile, due aggettivi che mai e poi mai avrebbe immaginato di associare alla sua persona.Si, Eddy aveva rivoluzionato la loro situazione.Quando si era resa conto che era lui e non Fox l'uomo che stava per baciare, lo aveva odiato: le aveva dato una falsa speranza, si era sentita togliere il tappeto sotto i piedi e l'imbarazzo che aveva provato di fronte al collega non si poteva cancellare tanto facilmente, Ma la cosa che le bruciava di più era sapere come avrebbe potuto essere se il rapporto fra lei e Fox avesse preso una piega inaspettata, lei che non desiderava altro che avere accanto un uomo che la facesse sentire una donna, e non una perfetta agente dell'FBI.E poi c'era il sangue ... Sangue. Se ne accorse quando ormai era troppo tardi: c'era del sangue che scendeva nel tubo di scarico, molto sangue. Si portò istintivamente la mano al naso e vide che l'emorragia era copiosa.Chiuse la valvola dell'acqua e, senza mettersi l'accappatoio uscì dalla doccia. l'ultima cosa che vide fu la sua immagine nello specchio sopra il lavabo, pallida e magra. Poi divenne tutto nero, e Dana Scully non seppe più niente.8.-Scully è morta-.-Mi dispiace, Frohike-, disse Langly, prendendo una pedina dal tabellone e riponendola nella scatola.-Cosa combinate, ragazzi?-, chiese Mulder, facendo capolino dalla porta, seguito da Byers.-Ciao Mulder: io e Langly stiamo giocando a "Complotti"-, disse Frohike con un sospiro di rassegnazione, curvo su se stesso e il viso voltato verso l'entrata del loro "covo".-Che roba è?--E' un gioco che facciamo quando ci sentiamo un po' giù e non c'è niente di interessante da fare-.-Volete dire che non ci sono complotti reali in vista?-, chiese Mulder con un sorriso malizioso. In realtà non gli importava granchè di quello che i due Guerrieri Solitari stavano facendo, ma si sentiva talmente frizzante e ben disposto quella mattina che avrebbe potuto anche prestare qualcuna delle sue videocassette a Frohike.Byers, che nel frattempo era tornato ad immergersi nelle chat, si distrasse per un attimo dallo schermo.-Mulder, sembri brioso questa mattina: cosa c'è di nuovo all'orizzonte?-Frohike lo guardò più attentamente, strizzando gli occhi, studiando quella nuova luce che illuminava il viso dell'agente come mai aveva avuto modo di notare; non che lui prestasse molta attenzione al suo aspetto.-Se la memoria non mi inganna, sai, è passato tanto tempo, ma hai l'aria di uno che ha fatto sesso!-.Mulder ricambiò con sconcerto lo sguardo dell'uomo, che subito fece un sorriso complice. -c'ho preso, eh?-.Ma istantaneamente la sua espressione cambiò dalla complicità allo sgomento. Mulder distolse lo sguardo. -Cosa fai Byers? Navighi?-.Frohike si alzò dalla sedia, e si avvicinò all'amico, continuando a fissarlo con aria sospettosa.Mulder sentiva i suoi occhi fissi su di sé e questo lo metteva molto a disagio; comunque cercava di tenere l'attenzione sullo schermo, sulle parole di Byers, che gli stava raccontando delle chiacchiere che stava facendo in quel momento in rete.-Sei andato a casa di Scully ieri sera?-, tuonò Frohike all'improvviso, tanto che Mulder trasalì, e non solo per la sorpresa. A quella domanda che assomigliava più ad un'accusa, Langly lasciò scivolare il circuito stampato che stava studiando, mentre Byers lasciò a metà la frase e rimasero tutti e due a bocca aperta. Mulder li guardò tutti e tre, spostando i suoi occhi terrorizzati prima sull'uno, poi sull'altro, sforzandosi sembrare uno che cade dalle nuvole.Cercò di mettere tutta l'abilità che aveva acquisito al liceo durante le recite scolastiche per darsi un tono, ampliando il più possibile le labbra in un sorriso smagliante e divertito e rendendo la voce il più naturale possibile: -Scully è in vacanza! ... Frohike, credo che tu stia peggio di quanto pensassimo: vuoi qualche numero di telefono per tirarti su di morale?-.Langly e Byers, soddisfatti della risposta di Mulder e convinti che le accuse di Frohike fossero del tutto infondate, tornarono alle loro faccende.-Piuttosto, sono venuto qui per sottoporvi alcuni fax che mi sono arrivati durante la notte-. Frohike sembrava finalmente vinto, placò lo sguardo indagatore e iniziò a studiare i fogli.-Si tratta di alcune foto satellitari-.Si avvicinarono anche Langly e Byers.-E queste?-, chiese quest'ultimo.-E' la trascrizione di una conversazione fra due radioamatori intercettata nella zona in cui sembra essere caduto questo oggetto-, e indicò una macchia bianca su quella che sembrava una radura.-Un secondo Roswell! dov'è la zona?-, chiese Langly, i cui occhi avevano già cominciato a luccicare.-Nel nord del Canada-. Byers si riavvicinò al computer: -Sto giusto chiacchierando con alcuni ragazzi che hanno sentito qualcosa del genere.Le loro notizie sono comunque discordanti-.Dentro di sé Mulder tirò un sospiro di sollievo: l'aveva scampata bella! In realtà non aveva alcuna intenzione di parlare con loro di ciò che era successo la sera prima. Ricordava ancora il viso di Dana, i suoi vestiti, i suoi capelli. Non era riuscito a staccarle di occhi di dosso per tutta la serata: non aveva indossato niente di particolare, un paio di jeans e una camicia di cotone bianca, ma sembrava un'altra persona, come se le si fosse accesa una luce dentro.-Dove vogliamo andare, Fox?-. Mulder aveva accennato un sorriso, cercando di ricordare la prima e ultima volta in cui Dana lo aveva chiamato per nome.-Fox, io ...-.-Scusa, ma anche i miei genitori mi chiamano Mulder-.-Mulder, quello che faccio per te non lo farei per nessun altro al mondo-.Stava parlando sul serio? Non lo sapeva allora, ma quella frase lo aveva disorientato. E, invece di lasciare che il momento maturasse, che quell'attimo si dilatasse, che l'imbarazzo lasciasse posto alla complicità e che accadesse ciò che desiderava più di ogni altra cosa, preso dal disagio si era lasciato sfuggire quella frase stupida che toglieva la poesia e rendeva quello che Dana gli aveva appena detto, quasi una confessione fatta a mezza voce nel silenzio di una chiesa, stupido e minuscolo.-Se c'è del tea freddo in quella busta, giuro che ti sposo!-.Beh, il tea freddo non c'era, e quindi la faccenda era morta lì.-Peccato, un'occasione persa-.-Cosa?-, aveva detto Dana; non si era accorto di aver pensato ad alta voce.-Scusa, stavo solo pensando. Un pensiero che mi ha attraversato la mente solo per un attimo-.Peccato che non fosse vero, che da quel giorno per altre due settimane aveva pensato solo a quella sera, immaginando che nemmeno lei sapesse cosa in realtà potesse significare o scatenare quella frase.Ricordava che avevano continuato a parlare ancora mentre tornavano verso casa di lei, ma non ricordava di cosa: la sua attenzione era tutta focalizzata sul suono della sua voce, sul movimento delle sue labbra e degli occhi.Aveva a malincuore rifiutato di salire nel suo appartamento, anche se era stata Dana a chiederglielo, anche se lo desiderava tanto.-Ma tieniti libera per domani sera: sono settimane che voglio andare in un ristorante che hanno aperto da poco nel mio quartiere. Tutti quelli che ci sono stati dicono che si può ballare, cantare e improvvisare numeri di cabaret!-.-Sembra interessante!-, aveva detto lei, rapita dagli occhi di Mulder.L'uomo le si era avvicinato, le aveva preso il viso tra le mani e si era chinato a baciarla prima di andarsene.Sapeva di sembrare un adolescente, ma ripercorse il vialetto all'indietro, sempre rivolto verso Dana, con un sorriso che sentiva un po' idiota sulle labbra. l'unica cosa che gli impediva di minimizzare quello stato d'animo era il fatto che anche lei avesse sul volto la stessa espressione rapita e un po' incantata.Senza staccarle gli occhi di dosso, aveva aperto la portiera dell'auto e vi era entrato. Le aveva fatto un ultimo cenno con la mano, quindi aveva avviato il motore. Era ben deciso ad andare di filato a casa, di non guardarsi indietro fino a quando avesse girato l'angolo. Ma la vide entrare in casa dallo specchietto retrovisore. E allora aveva fermato la macchina, aveva atteso alcuni minuti, combattuto tra l'andare e il restare, quindi aveva fatto inversione ed era di nuovo là. Era stato Eddy a consigliarsi di lasciarsi andare.-Mulder, ci sei?-. Ritornare improvvisamente nel presente ebbe l'effetto dell'ultimo giro sulle montagne russe prima del capolinea. Si trovò ancora gli occhi di Frohike piantati in faccia. Langly e Byers erano tornati per l'ennesima volta alle loro occupazioni. Non ebbe il tempo di rispondere (o difendersi), che Frohike lo afferrò per un braccio e lo trascinò in entrata, dove gli sguardi e le orecchie degli altri non potevano arrivare. Comunque, l'uomo gli parlò a bassa voce:- Forse loro possono crederci, ma io no. Mi sono sentito attratto da Scully dal primo momento che l'ho vista, Mulder, so cosa si prova ad averla accanto senza poterla toccare. Conosco ogni minima espressione di quel viso, so le parole che usa, conosco quello che dirà ancora prima che apra bocca. E so anche che tutte queste cose le sai anche tu, meglio di me forse. Ma c'è una cosa che forse ti è sfuggita: riconoscerei l'odore della sua pelle e dei suoi vestiti anche in mezzo alla folla del venerdì sera in qualche club del centro. Ed è esattamente l'odore che hanno i tuoi vestiti in questo momento-. Sottolineò l'ultima frase puntando il dito sulle spalle di Mulder, che si sentiva sopraffatto e indifeso di fronte alla sua precisione e decisione.-Hai passato la notte da lei-, disse infine, in un sospiro.-Frohike, ti assicuro che ... -.-Piantala, Mulder, non voglio sapere niente e non scomodarti a smentirmi. Tanto sappiamo entrambi che sarebbe fiato sprecato. Non ne parlerò se è questo che vuoi-. Fece un attimo di pausa, in cui sembrava pensare profondamente ad una perla di saggezza da consegnare al "ragazzo", del tipo -Siate felici- o -l'amore è una cosa rara da trovare oggigiorno-.-La vedrai stasera?-.-Penso di si-.-Bene. Divertitevi!-.Detto questo, tornò al tavolo e iniziò a risistemare il gioco in scatola che avevano costruito assemblando pezzi da altri giochi e reinventando regole e ambientazioni.-Ragazzi, io vado-, disse Mulder nell'aprire la porta. Langly fu subito dietro di lui, pronto per chiudere chiavistelli e serrature appena si sarebbe richiuso l'uscio alle spalle. -Ciao, Mulder. Ti sapremo dire qualcosa-.Fu di nuovo in ufficio in una mezz'ora. Vide che era mezzogiorno. Telefonò a casa di Dana, ma riattaccò deluso quando, dopo otto/dieci squilli non rispondeva nessuno: probabilmente era uscita a pranzo con la madre o con un'amica.Magari stava parlando proprio di lui, stava confidando a questa altra persona quello che era accaduto quella notte. Chissà quanto sarebbe scesa nei particolari? Se la immaginò, splendente in jeans e maglietta, mentre mangiava ad un tavolo e chiacchierava spensierata e sorridente con una persona non ben identificata. La vide, radiosa, la luce dentro di lei, che lo scaldava e illuminava.Si sentì stanco tutto d'un tratto, si abbandonò sullo schienale della sedia e si lasciò prendere da quella sensazione nuova, l'assenza della forza di gravità, vinta da una forza ancora più grande, che lo attirava verso il sole che splendeva da dietro il suo sorriso.Voleva essere preso da quella forza, trasportato, voleva vedere dove l'avrebbe portato, anche se già sapeva che era Dana che lo stava chiamando a sé.Dana che fino al giorno prima era Scully, la sua collega, che era sempre stata accanto a lui, fidandosi di lui, pronta a tutto pur di aiutarlo. Lui voleva credere nelle sue teorie, ma Dana voleva credere in lui.Aveva sempre pensato che Dana dovesse lasciarlo perdere: lui era un eremita pazzoide e spettrale, tutto alieni e cospirazioni, tanto che aveva finito per diventare un alieno a sua volta, anzi, un'alienato, fuori dal mondo e distante dalle persone che facevano una vita normale.Solo lei riusciva a vedere il buono che era in lui, l'umanità che era in lui.Era stato talmente a lungo chiuso in quell'ufficio, da solo, lontano dalla vita vera che quando lei era entrata come un raggio di sole dalla porta, lui era rimasto accecato, aveva accettato passivamente quel dono che gli veniva offerto, senza nemmeno pensare di dover ringraziare, senza dare qualcosa in cambio. l'aveva trascinata giù, nel baratro con lui, l'aveva attirata nel suo mondo, nel suo "universo parallelo" e lei l'aveva seguito, si era lasciata andare, finendo per allontanarsi anche lei dalla realtà.Era stata rapita, era stata privata della sorella, aveva contratto una malattia mortale e le era stata tolta ogni possibilità di farsi una famiglia. Lui le aveva tolto tutto, ma lei non aveva fiatato, né replicato, non si era ribellata. Aveva accettato tutto questo e chissà quanto altro ancora sarebbe stata pronta a fare, quale altro sacrificio per lui. Dana lo amava, e questo lo aveva sempre saputo. E ora che sapeva che anche lui la amava, ora che aveva il coraggio di ammetterlo, sapeva che l'unico modo per ripagarla di tanto dolore era essere sincero e onesto con lei fino in fondo, senza nasconderle più i suoi sentimenti in nome di una punizione che pensava di autoinfliggersi, ma che in realtà stava infliggendo ad entrambi. Subito squillò il telefono.-Dana?-, chiese ansioso alla cornetta.-Agente Mulder, qui è l'ufficio del vice direttore Skinner. Può venire per favore?-.9.Era di nuovo in quella stanza, a Martha's Vineyard. Le pedine di Stratego sparpagliate sul pavimento. Lui e Dana stavano ridendo di gusto di qualcosa che non sapeva, con i loro visi così vicini, le loro mani intrecciate, i loro vestiti persi, da qualche parte, giorni prima.E poi una luce accecante sembrò illuminare la stanza da fuori, proiettando l'immagine sinistra e inquietante della finestra sulla parete e sui loro corpi.La porta si era spalancata sollevando un vento impetuoso che li catapultò dall'altra parte della stanza. Ma lui aveva ancora le mani ben strette su quelle di Dana. l'aveva guardata negli occhi: -Non lascerò che portino via anche te-.e l'aveva trascinata a sé, le aveva cinto le spalle con le braccia, l'aveva stretta al suo petto, respirando avidamente i suoi capelli che gli svolazzavano intorno al viso, stuzzicandogli le narici.E poi, uno strattone doloroso, un terribile distacco, e quindi la consapevolezza del vuoto dove prima Dana tremava e piangeva stretta a lui.Fu subito buio.Mulder riaprì gli occhi. Aveva i muscoli ferocemente indolenziti dopo l'ennesima notte passata a dormire sui divanetti dell'ospedale.Il suo stomaco era un groviglio di emozioni e sentimenti che gli era difficile distinguere: da una parte la sensazione di essere impotente di fronte a qualcosa che era più forte di lui, e che gli stava strappando una altra persona che amava; dall'altra il profondo, autentico desiderio di starle accanto e amarla. E poi, sotto queste due, la tentazione di fuggire da lei, lontano, di non farla più soffrire. E di non soffrire più.Più che ad un gelato alla fragola, ora la sua vita era aspra e fredda come un limone. Sentiva il dolore di tutti quegli anni martellargli le tempie e piegargli le gambe. Avvertiva la solitudine a cui si era costretto dalla scomparsa della sorella pesargli sul cuore come un macigno e la sua punizione era vedere Dana consumarsi e morire a poco a poco, la sua bellezza sfiorire, i suoi occhi farsi sempre più spenti, i suoi capelli farsi sempre più opachi. La sua pelle tanto pallida da essere quasi trasparente.-Mio Dio, Dana, cosa ti ho fatto?-.Si alzò faticosamente e un silenzioso urlo di dolore gli lacerò la carne.Sterile masochismo: così Melissa aveva chiamato il suo atteggiamento. E forse la madre di Dana aveva ragione quando diceva che la figlia era in grado di vedere dentro le persone.Vivi e sii felice, recitava un motto che chissà dove aveva sentito, anni prima. Oh, se fosse così facile buttarsi alle spalle tutti gli errori e le brutture e guardare sorridente al futuro!E quale futuro? Se Dana ... se Dana fosse ... anche lui se ne sarebbe andato con lei.Silenziosamente e senza dolore.D'un tratto un movimento sospetto lo distrasse dai suoi piani. Gli sembrò di vedere un soprabito tristemente conosciuto e lì per lì non notò che quell'uomo non stava scappando e nemmeno faceva di tutto per nascondersi ai suoi occhi.Con lunghi passi fu dall'altra parte del corridoio, dietro l'angolo della reception. l'uomo era girato di spalle, un filo di fumo gli saliva da sopra la testa.-Che ci fa lei qui? E' venuto a vedere la sua opera compiersi?-.-Non sia così maleducato, agente Mulder. Sono in visita di cortesia. E poi l'agente Scully non corre alcun pericolo, per ora-. Fece una pausa, lo guardò con aria sorniona, quasi paterna.-... o dovrei dire Dana-.Mulder fu accecato dall'ira: lo prese per il bavero del cappotto, lo sbatté contro il muro, talmente bruscamente che la sigaretta gli cadde dalla bocca spalancata per la sorpresa.-Se le accade qualcosa io la vengo a cercare e l'ammazzo con le mie mani!-.l'uomo cercò di minimizzare il suo nervosismo di fronte al riscoperto spirito combattivo di Mulder e sorrise compiaciuto.-Sapevo che lei non era una femminuccia, agente Mulder. l'ho guardato a lungo piangere e disperarsi aggrappato a quella sedia, anche dimenarsi nel sonno, agitato da chissà quali, terribili incubi!- Il compiacimento crebbe, vedendo l'odio aumentare negli occhi di Mulder.-Ma lei non è così. Lei sa come lo so io che appena l'agente Scully si sentirà meglio sarà di nuovo sul campo alla ricerca delle prove? E io sarò là ad aspettarla-.Mulder allentò la presa. Ora guardava quell'uomo odioso con mille domande nella testa: cosa voleva da lui? Perché era sempre così ansioso di misurarsi? E poi si nascondeva sempre dietro i suoi sicari.-Non so chi è lei, non mi importa se conosceva mio padre, non mi porta cosa sa: lei deve stare lontano dall'agente Scully!-.-L'agente Scully non morirà; è tutto calcolato-.Questa volta Mulder non ce la fece: il pugno partì prima ancora che potesse rendersi conto di averci pensato. l'uomo cadde a terra, seduto e stordito. Guardò verso l'alto, verso Mulder, che troneggiava sopra di lui, con il pugno ancora levato.Poi, consapevole di aver fatto qualcosa di assolutamente sbagliato per il luogo in cui si trovava, l'agente si allontanò, prese per la tromba delle scale e fu nel parcheggio dell'ospedale nel giro di un paio di minuti.Aveva la mano indolenzita, e, accarezzandosela, si lasciò sfuggire un sorriso divertito: se la sua mano gli faceva così male, chissà la faccia dell'altro!Salì in auto, accese il motore e si diresse verso casa; si sarebbe cambiato e sarebbe andato al lavoro.Sarebbe tornato nella pausa pranzo, come ogni giorno da quando Dana era stata ricoverata.10.L'uomo aveva preso la sua decisione.Guardava Skinner che fissava i bambini che giocavano nei giardini dall'altro lato della strada: pensò di vedere un velo di rimpianto nel suo sguardo, quasi un triste ricordo del passato.Era lì per l'ultimo resoconto del caso che si era concluso con l'arresto di alcuni abili contraffattori che avevano rubato e camuffato da disco volante la carcassa di un velivolo abbandonato e allestito una messinscena degna del più grande teatro di posa di Broadway. Niente di paranormale o alieno per questa volta, solo uno scherzo che però aveva coinvolto alcuni tra i più grandi e importanti centri ufologici del paese.-Non trova frustrante, agente Mulder, doversi scontrare ogni giorno con queste persone che non solo non credono come lei, ma la deridono e sbeffeggiano?- ovviamente Skinner si riferiva ai fax inviatigli un paio di settimane prima e il mittente risultò essere proprio uno dei bontemponi che avevano messo in piedi quella pagliacciata.-So di chi fidarmi, signore-, si limitò a rispondere Mulder, con sguardo deciso. Il suo pensiero andò a Dana. Quel giorno l'avrebbero dimessa dall'ospedale e lui sarebbe andato a prenderla.-Il mio lavoro è indagare sui casi che apparentemente non hanno spiegazione e cercare di trovarne una-.-Lei è sempre stato un mistero per me, agente Mulder. Ma non per l'agente Scully. Si riesce ad immaginarla condurre una vita normale quando Scully le è accanto. Non le sto muovendo una critica, non mi fraintenda, ma non posso fare a meno di pensare all'ironia della cosa.So che chi è venuto prima di me le aveva affiancato l'agente Scully per invalidare il suo lavoro e gettare discredito sugli X files al fine di chiuderli definitivamente. Invece è proprio grazie all'apporto del suo lavoro di patologa e medico che la sezione ha assunto un'importanza sempre più rilevante all'interno dell'FBI. Ecco perché molti agenti hanno chiesto di poterla sostituire adesso che l'agente Scully?-.-L'agente Scully non ha intenzione di licenziarsi, signore-.-Ma mi era stato detto che non sarebbe più stata in grado di lavorare. Aspetti, non che io lo sperassi, anzi, è una gran bella sorpresa per me. Sta meglio di quanto pensavamo allora?-.- Scully starà benissimo-.Dana non mi lascerà.-Senza di lei gli X Files non sarebbero quello che sono ora. Se hanno assunto credibilità e spessore scientifico, è solo merito suo. Io sono quello che le cose le comincia, lei è quella che le finisce-.-Che cosa sta cercando di dirmi, agente Mulder? Che quando Scully ... - distolse lo sguardo da Mulder, prese fiato con le mani sui fianchi, quindi proseguì - ... lei chiuderà gli x files?-.-Non potrei andare avanti senza di lei-Si fissarono per un momento che sembrò interminabile, senza fiatare, perché probabilmente se solo uno di loro due avesse respirato sarebbe caduto a terra come un fantoccio di pezza, inanimato e inutile.-Sto cercando di dirle che io e l'agente Scully non ci daremo per vinti. Continueremo a cercare-.Bastò quella affermazione di Mulder per chiarire la questione: sapevano chi era responsabile per quello che era accaduto a Scully e sapevano dove e come trovarlo. Avrebbe scavato in tutto il marciume di Washington e del mondo per trovare quella risposta. Nel frattempo le sarebbe stato accanto, l'avrebbe aiutata ad affrontare i momenti difficili, avrebbero condiviso i momenti felici e tutto sarebbe andato per il meglio finché fossero stati insieme.11.Vide Dana seduta sul letto, lo sguardo rivolto alla finestra, ma i suoi pensieri erano oltre. Sul suo viso erano ancora presenti i fantasmi della malattia, ma il suo sguardo era sempre fiero e vivo. Non osava chiamarla, preferiva guardarla così, con la luce del giorno che le accendeva i capelli come una fiammata e si rifletteva nei suoi immensi occhi indagatori.Se mi guarda adesso, pensò, vedrebbe tutto ciò che penso.Si avvicinò al letto.-Ciao-. Le prese la mano mentre lei si girava verso di lui.Sentì i brividi mentre i loro sguardi si incontrarono, ma ora non temeva più queste sensazioni. Lei lo guardò pacifica e serena e lui si sentì inondato da quella pace come se dentro fosse crollata una diga e adesso un fiume prima impetuoso stesse ora scorrendo placido. La piena dei sentimenti aveva buttato giù la prima, enorme resistenza, un enorme muro che Mulder aveva costruito con attenta meticolosità in tutti quegli anni e che nessuno era riuscito a superare. Tranne Dana.Le sfiorò le labbra con un bacio. Lei sorrise un po' imbarazzata, ancora incredula che tutto questo stesse accadendo davvero.-Sono pronta-.-Prendo la valigia-, disse Mulder, mentre si chinava in fianco al letto.Lei si appoggiò a Fox, circondandogli il braccio con il suo.Mentre si avviavano silenziosi (uno dei loro silenzi, più profondo di tante chiacchiere), Fox si girò sorridente versò di lei.-Non ho dimenticato, sai, che ti avevo promesso di portarti in quel ristorante!-.Lei ricambiò il sorriso.-Che ne dici? Ci andiamo stasera?-.Non c'erano più dubbi, né stupidi pudori, né paure fra loro.La verità li aveva salvati.FINE